— a cura di PJ, economista (criptico) di sinistra —

Sempre più spesso sento persone che si svegliano dal sogno e mi parlano del fallimento del progetto europeo, continuando a confondere l’eurozona con il continente che include anche tanti Paesi che hanno mantenuto una loro moneta. Registro come positivo il fatto che molti si stiano svegliando, anche se un po’ tardi direi. L’Italia è commissariata e, in larga parte, venduta. E’ fallito solo il sogno che si erano preconfezionati loro, mentre il progetto Euro ha funzionato benissimo. Chi lo ha ideato, infatti, aveva ben altro in mente, voleva cioè estendere a tutta l’Europa le politiche della Thatcher.

Quello che si aveva in mente è stato compiuto, come ci racconta il vice ministro Fassina, dimissionario solo qualche giorno fa ma evidentemente ripreso a tempo di record: “lo sciopero generale è inutile perché l’azione del governo è limitata da vincoli chiarissimi” (lui li chiama problemi ed è già buono, pensate che questa è l’ala sinistra del PD, quella de li turchi). Il vincolo esterno – insito nella logica dell’Euro – ha funzionato perfettamente, riducendo l’efficacia o addirittura impedendo l’azione sindacale e facilitando il taglio dei salari e la precarizzazione del lavoro. Questi erano i presupposti e questo è successo. Del resto lo stesso viceministro lo aveva anche detto chiaro e ne aveva anche spiegato il motivo: “nonostante sia stata una decisione sbagliata dal punto di vista economico, abbiamo approvato la legge (il fiscal compact) per un motivo politico: convincere l’opinione pubblica tedesca che siamo virtuosi…“

Sei mesi dopo la sua approvazione (13 marzo 2013, ndr) secondo voi, li hanno convinti? È chiaramente un mondo alla rovescia, quello in cui il principale partito di ‘sinistra’ ha scelto prima di sottoporre le proprie scelte politiche direttamente al vaglio del mercato per poi allearsi col suo antagonista storico, a ‘larghe intese’. Larghe le intese e fitti gli inciuci, ma pare si dimentichi che se prendi le sembianze di qualcun altro, alla fine la gente sceglierà l’originale. Se non altro è più credibile. Bene, su ‘consiglio del mercato’, il PD ha scelto di sacrificare la propria base elettorale, quella dei lavoratori, dei precari e dei piccoli degli artigiani, votando per una politica di deflazione salariale e di precarizzazione del lavoro, a costo di chiudere scuole, ospedali e migliaia di aziende, nell’inutile rispetto di artificiosi vincoli di bilancio, supinamente ‘concordati’ con una potenza straniera. Questo ha fatto, la compagine ‘sinistra’ che ci governa, invece di difendere le classi subalterne come dovrebbe fare un partito ‘di sinistra’.

È per forza un mondo alla rovescia quello in cui per ascoltare qualcosa di sinistra bisogna rivolgersi alla destra, anzi all’estrema destra, almeno in Francia, dove non è continuamente occupata a difendere il proprio leader dagli scandali e dalle sue eccezioni di legge. Lì le idee sugli accordi europei sono chiare. Quando alla leader del Fronte Nazionale frances viene chiesto se ha intenzione di forzare immediatamente l’uscita della Francia dall’Euro, monsieur Le Penn risponde “Sì” senza indugio, tra l’altro basandosi sugli studi di un ottimo economista di sinistra, professore in Russia. È chiaro a tutti che nello stesso momento in cui la Francia dovesse uscire, l’Euro cesserebbe di esistere. È questa le da una forza incredibile. Forza che usa per ribadire la sovranità della Francia e dei propri cittadini sulle scelte che li riguardano. A quel punto se la Germania vuole continuare nella sua impostazione egemonica dovrà scoprirsi e mandare i carri armati. Che la destra sarebbe arrivata a questo punto lo sapevamo, ce lo insegna la storia che ha spesso risolto molto a destra le crisi recessive del passato. Ormai, esclusi i politici e tutti quelli che beneficiano direttamente o indirettamente di una euro-poltrona, la maggior parte della gente in strada ha capito che l’Euro ha favorito solo una precisa minoranza, cui appartengono i grandi industriali tedeschi, e mette a repentaglio il loro lavoro, se già non l’hanno perso.

La finanziaria farsa del governo del Barza(Letta), una manovra oggi detta ‘legge di stabilità’ (stabilità delle loro poltrone di certamente) ha partorito la farsa dei 14€ in busta paga, per i più fortunati. Naturalmente non compensano nemmeno l’aumento di IVA e tasse varie, cresciute contemporaneamente, qualcuna cambiando nome per passare inosservata. Paga e TASI, tanto le cose le dicono chiare solo alla fine. Persino La Repubblica, sempre così benevola col governo, fa un titolo ironico in prima pagina, poi sbeffeggia il provvedimento, indicandolo come “una mancia, un elemosina“. Una farsa dunque, anzi una presa per il culo, perché colpisce persone indebolite da anni di crisi e spesso in condizioni già precarie che non riuscirà a riderne. Speriamo anzi che s’incazzi di brutto e contribuisca a buttarli di sotto, senza preoccuparsi di mettere i cuscini. Questo governo non fa che tassare e rimandare ogni decisione. Chiudiamo il Parlamento, tanto non conta più nulla. Buttiamo le chiavi e riusciremo anche risparmiare qualcosa. Applichiamo anche alla politica il pilota automatico che abbiamo accettato per l’economia e liberiamo le poltrone, e ci eviteremo anche l’latra farsa delle elezioni ogni cinque anni. E pensare che oggi ancora c’è chi sogna gli Stati Uniti d’Europa, quando i soggetti di riferimento hanno dichiarato chiaramente che ciò non si farà.

Non solo Draghi, Presidente della Banca Centrale Europea, ha sottolineato che “una politica di bilancio comune all’interno dell’Unione Europea appare oggi poco credibile perché viene vista come un modo per trasferire su altri Paesi il peso degli sprechi del passato”. Ma anche Van Rompuy, Presidente del Consiglio europeo, ha messo in evidenza che “l’Unione europea non diventerà mai gli Stati Uniti d’Europa”. Siamo 27 o 28 con la Croazia, ciascuno ha la sua storia, per alcuni lunga 200 anni, come per Belgio e per altri è una storia di migliaia di anni. Non siamo come uno Stato americano. Abbiamo le nostre lingue, 23 in Europa. Abbiamo un’identità particolare in ogni nostro stato membro e situazioni molto specifiche dovute alla nostra storia. Due dichiarazioni che non lasciano adito a dubbi, ma se ve ne fosse bisogno la Cancelliera Merkel ha perentoriamente ribadito che “La condivisione dei debiti è sbagliata” che tradotto significa “mai eurobond finchè vivo”.

La soluzione, come sempre, ci viene direttamente del quel gran maestro di liberismo che sono gli USA, in cui il governo fa politiche espansive con iniezione abbondante di spesa pubblica, con deficit fino a 2 cifre sul PIL (altro che 3%) e la FED, che sarà anche indipendente, ma segue alla lettera le linee del governo. Sottoscrive titoli di stato e ogni altro pezzo di carta con un timbro governativo. Certo, la maggior parte di questi ‘aiutini’ finisce nel portafoglio delle banche, ma alla fine il liberista è liberale soprattutto con se stesso ed è chiaro che alla Casa Bianca comanda Wall Street (tutti i segretari del tesoro vengono forniti da Goldman Sachs, che ce volete fa’).

Dunque, solamente un intervento di spesa pubblica destinato ai cittadini, magari su opere destinate allo sviluppo del Paese, dal territorio alla scuola (e non alle banche) e con un piano industriale autonomo, può pretendere di rilanciare quest’Italietta. E’ chiaro che questo non può avvenire negli angusti vincoli del pareggio di bilancio, che solo una mente incompetente e criminale –  oppure una malata infilarla in Costituzione – può avere inventato. Per non parlare poi della ghigliottina del Fiscal Compact (vero Fassina?). Tali vincoli devono quindi essere subito rimossi e le spese di rilievo tornare sotto il controllo del paese. Se non ci sono abbastanza patrioti in questo paese ci si allei con quelli che sanno pensare democratico, oppure si lascino governare i vignaiuoli, che di segaioli ne abbiamo già abbastanza.

Un brindisi allora a Bordeaux! Il rosso non sbaglia mai.