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Alla vergogna deve esserci un limite. La vergogna in questione è quel del Guardiasigilli Cancellieri che, dopo essersi spesa in primissima persona per dar i domiciliari all’amica di famiglia Giulia Ligresti (tutta la storia da Corriere.it) adesso ha pure il fegato di venirci a parlare di umanità e “casi umanitari”. Per favore, pure lei, degnissima ministro e una dei pochissimi che ha voluto (almeno a parole) cambiare l’homo italicus, non ci continui a pijà per culo.

Il suo compito è esclusivamente quello di far applicare lo stato di diritto per il bene della collettività del Paese che rappresenta, in maniera imparzialissima e assolutamente super partes. Senza moralismi, senza umanità, senza interferenza alcuna. Altrimenti si confonde lo stato della giustizia con quello dell’amicizia, e si creano cittadini ricchi ed altri poveri, di serie A e B, privilegiati e poveracci, raccomandati ed insignificanti. Perchè questo è quello realmente accaduto, aldiltà di facilissime e ridicole giustificazioni umanitarie. E’ successo che un ministro della Repubblica, che non dovrebbe neppure pensare manco un secondo di avere commistioni ed inciuci privati, si fa prendere pure lei da quel terribile malefico maledettissimo vizio tutto italico della raccomandazione personale di favore. Perchè magari, forse, chissà, serviva pure per restituire e contraccambiare un altro favore.

 

Roba che non servirebbe neppure quell’inutilissima farsa difensiva di martedì prossimo al Senato, perchè la vicenda è talmente limpida e lapalissina che chiama da sè una sola semplice parolina: dimissioni. Ora, adesso, ieri. Per utilizzo personalistico e privatissimo dell’alta funzione pubblica e – se proprio vogliamo – pure per un non meno palesato arci-conflitto d’interesse, che lega non solo la ministra da un’amicizia trentennale coi Ligresti, ma che vide pure il figlio della Cancellieri ai vertici Fonsai, in un giroconto di nomine come nella miglior trailer all’italiana che si rispetti (e si vergogni). Roba che in confronto i bollettini Ici della Idem sono bruscolini, e anche la telefonata alla nipote di Mubarak riacquista una certa credibilità. A proposito, che sarebbe successo se nella gravissima questione-Giulia ci fosse stato il Berlusca? Impeachment? Sedia elettrica? Schegge di granata?

Invece qui, nel Paese dove dimettersi non rappresenta mai nota di merito e dignità, bensì di sola lesa maestà, si cerca addirittura di minimizzare anche la pacchiana evidenza. E a vergogna palese si aggiunge quella politica. Della stessa Anna Maria, che viene a farci credere che questa fosse la regola, e di esser intervenuta per casi umanitari in altri 110 casi. Purtroppo, e per fortuna sua, assolutamente indimostrabili. Di Enrico Letta, che la difende solo per non far traballare la propria scriccjiolante cadrega. Di Pd e Pdl, giustizialisti o garantisti a seconda dalla parte o del colore in causa. Di Nonno Re Giorgio Napolitano, che cazzia i grillini che si permettono di dissentire, ma poi tace quando una ministra-pupillo si comporta come il peggior raccomandante della Prima Repubblica. E pure di quell’integerrimo del procuratore Caselli, che dichiara che i domiciliari alla Ligresti sono stati concessi per una serie di “ciricostanze obiettive”, tramutandosi d’un tratto da intransigente servitore dello Stato a maitre chocolatier di casa Cancellieri.

Nell’ipocrisia falsa morale e nell’assordante silenzio dell’Emiciclo delle larghe intese, l’unico coro oltre la vergogna è quello di Grillo, che dal blog tuona verso una mozione di sfiducia al ministro. Verso dimissioni talmente normali e scontate che molto probabilmente non arriveranno mai. Perchè non si riesce a pensare di poter sostituire un ministro della Giustizia senza creare ribaltoni. E perchè i tenui filamenti che reggono il governicchio preferiscono di gran lunga l’insabbiamento alla rischiosissima sostituzione di un ministro presidenziale.

Ma noi ce ne fottiamo altamente delle assurde e vetuste alchimie politiche da parrucconi costituenti, e chiediamo a voce altissima e squillante la testa della signora Cancellieri. Perchè se fai il ministro non devi essere umana. Perchè non può passare l’idea di una giustizia ad personam. E perchè si è palesata una gravissima e conflittuale intromissione dell’interesse amicale nella sacra funzione pubblica. Ma anche perchè ne abbiamo già assai le palle piene di questo schifosissimo vezzo tutto made in Italy per cui chi è al potere raccomanda gli amici, la famiglia e altri potenti, mentre il resto del Paese paga, sta zitto, e se lo piglia in saccoccia. Perchè è di serie B, e nun conta un cazzo.

 

La telefonata Cancellieri-Fragni

Giulia Ligresti contro il figlio Cancellieri

Salvatore Ligresti

Cancellieri alias “Mamma Fratelli”

 

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