— a cura di Miss Fisherman’s —

Sono le 10 di sera di giovedì 12 dicembre 2013.  E’ la prima giornata, di questa settimana, in cui arrivo a casa esausta per aver lavorato e non per aver trascorso ore in automobile dopo non aver potuto lavorare per colpa dei presidi dei forconi.  I forconi, da me soprannominati “forcaioli”.  Se dovessi dire d’impulso cosa penso di loro, verrei censurata per l’abuso di parolacce , anche sconosciute, che farei. Posso solo dire che non comprendo quello che è successo.  Il mio stato d’animo l’ho riassunto quiPerò adesso voglio dirvi come sono state le mie tre giornate di forconi.

In realtà è cominciato tutto prima del 9 Dicembre. Sono andata ad un matrimonio in Francia e domenica sono tornata di fretta e furia per paura di trovare la tipica coda dell’8 dicembre sulla A32 (Torino-Bardonecchia) o i passaggi alterni al Traforo. Invece! Desolazione, non c’era anima viva. Comodo, un viaggio perfetto, ma se penso a cosa significa tutto ciò , mi vengono i brividi. 
Non c’era nessuno in autostrada, impossibile. L’8 dicembre è tipico salire in Valsusa, andare a sciare a guardare la neve, fare una gita, una passeggiata tra i boschi, provare le ciaspole, bere una cioccolata calda a 2500 mt. Ma comunque una qualsiasi domenica c’è un pochino di traffico sulle strade della montagna se c’è neve ed è inverno. 
Non c’era nessuno in autostrada. Sicuramente la crisi è la principale colpevole, non v’è dubbio. Ma nessuno, nessuno, nessuno…. lascio a voi le deduzioni, io le mie le ho fatte. 
 
Lunedì ero preparata, sapevo che avrebbero fatto i blocchi, l’avevano annunciato. E’ bastato uscire e arrivare prima delle 8:30 a destinazione e rientrare dopo le 18 evitando punti strategici di ingresso in tangenziale…non mi sono accorta di niente. Però è stato quasi tempo perso anticipare i forconi. Molti pazienti han disdetto, per trovare un bar aperto abbiam dovuto prendere l’auto e alla fine la giornata è costata più di quel che si è guadagnato, era meglio star a casa.  Ho guardato i tg, twitter, facebook e visto che stavano mettendo a ferro e fuoco il centro città. Poi sono arrivata nella mia zona. Il centro era inavvicinabile, i negozi in zona tutti chiusi. Io arrivavo da un week end in Francia, il frigio vuoto, la sabbia dei gatti da cambiare, il tabacco finito. Vabbè mi son scongelata qualcosa, la micia mi ha cagato nella doccia e ho raccimolato tabacco avanzato. Nel mentre ho letto quello che era successo.
Tutta Torino aveva i negozi chiusi. Molti per solidarietà alla protesta, altri forse, altri per riposarsi dalla domenica aperta, altri ancora per paura di ripercussioni. Ripercussioni che han subito quelli rimasti aperti. Lo dico per sentito dire, perchè letto sui giornali, ma anche perchè testimoniato da un’amica che era li a lavorare, ma non l’hanno lasciata. Ho letto di Ultrà della Juve, di cori fascisti e da stadio. Ho visto video in cui distruggevano le panchine, i pali, il porfido della mia splendida città. Ho visto gente incazzata dire “tutti a casa”, ma non ho sentito nessuna proposta.
 
Martedì è stato l’inferno. Nessuno sapeva se ci sarebbe stato ancora o no presidio alla città. La promessa era si, la paura era si. Sentire di poliziotti che sostengono la manifestazione fa capire che nessuno gli impedirà di farlo. Dovevo andare a lavorare a Pinerolo. 
La macchina era sbrinata e pronta a partire alle 7.15. Alle 7.25 ero in città, ma non ero sola. Tutti preoccupati del possibile presidio dei forconi erano già per strada, c’era il traffico delle 8. Arrivo all’autostrada in ritardo dalla mia solita tabella di marcia, prendo la Pinerolo all’altezza di Stupinigi. Tutto liscio tranne un avviso sul pannello luminoso “Obbligo di uscita a Riva di Pinerolo”. Ascolto Radio24 e parlano di nuovi presidi, ma nessuno spiega che cosa sta avvenendo a Pinerolo. 
Pinerolo è un comune a cui si arriva solo da rotonde . Eh si, le famose rotonde europee, ora ho capito a cosa servono. Bloccare una rotonda è molto più semplice e fattibile che bloccare un grande incrocio. 
Obbligo di uscita a Riva di Pinerolo, la coda è già in autostrada, si finisce come in un imbuto da tre corsie a una e anche stretta, senza possibilità di sostare, di fermarsi, di parcheggiare o, anche solo, di fare retromarcia. 
Sono le 9:10 , di solito a quest’ora ho parcheggiato, fatto colazione con la collega, fatto pipì e indossato la divisa, sto guardando l’agenda della giornata. 
Devo ancora entrare a Riva di Pinerolo. La cosa che più mi irrita è non capire cosa accada. Siamo in coda, potrebbe anche essere solo 1 incidente, ma siamo troppo lenti e poi, dal lato opposto, non scende nessuno. 
Sono le 9:45, sono entrata, coda. Ancora a Radio24 non mi spiegano, parlano di presidi, si ma che genere di presidi sono. 
Sono le 10:20, vedo la M di McDonald. Vedo la rotonda, vedo 1,2,3,4 pullman blu (quelli che dalla provincia portano in città ) vedo carri-attrezzi, vedo gente a piedi. La rotonda è paralizzata Le uscite per tornare indietro sono bloccate, puoi solo entrare nella rotonda e proseguire dritto. Passo la rotonda, strano. Avevo sentito dire che era pieno di gente comune, donne, famiglie, ragazzi, giovani, bambini. C’erano solo uomini con le scarpe da lavoro x la sicurezza, i cappelli, le giacche visibili di notte, poi c’era una pattuglia dei vigili che provava a dirigere il traffico, camion, pullman, auto, io. 
Sono le 10:38, passo la rotonda, ma è tutto finito. Torno immobile, ferma, spengo la macchina, la spia della benzina si accende, fa freddo, ma non so quanto ancora dovrò aspettare , ci manca pure finisca la benzina. 
Davanti a me altre auto ferme, nessuna auto che scende. Come mai, ancora, anche qui. 
C’è una pattuglia dei carabinieri a sinistra nel senso opposto ferma, un carabiniere a piedi vicino alle strisce pedonali. Gente, per lo più ragazzi, che passeggia avanti e indietro sulle strisce. Fa passare un’auto ogni 5 minuti circa. I carabinieri guardano. 
Sono le 10:45 o poco più. Passo le strisce pedonali. Il vuoto. Davanti a me una città deserta. Dove son spariti tutti? Tutte auto parcheggiate. Difficilissimo trovare posto. Ce la faccio. 
Arrivo al lavoro per il paziente delle 11, con un lieve ritardo. Mi sono giocata gli altri pazienti. I controlli, ore di lavoro, soldi. I pazienti non arrivano, ne visito quattro nell’intera giornata. Alle 5 (sono arrivata alle 11) ho già finito e sono già pronta a ritornare a casa. 
Le rotonde sono ancora tutte sotto assedio. Pinerolo non è avvicinabile. L’autostrada è chiusa fino a Riva. 
Se non fosse stato per il dottore con cui lavoro, che con la sua auto mi ha guidata per stradine e viottoli, campi e sterrati per arrivare a Riva, entrare in autostrada e sperare in bene. 
Sul percorso c’è uno svincolo alternativo. Un’altra stradina che conosce solo chi vive nel pinerolese. Dovevo prenderla per evitare la tangenziale di Torino, ma….qualcuno l’ha chiusa con i separatori di cemento. 
Ho finito alle 17, sono arrivata a Riva alle 18.30, sono arrivata viva e vegeta a casa intorno alle 20. 
Una giornata in cui non solo ho perso lavoro ma, a conti fatti, ho speso soldi .
 
Mercoledì per mia fortuna lavoro in città.
Lo studio è abbastanza vicino a casa, alla peggio la posso anche fare a piedi. 
Arrivo tranquilla, ma anche qui, non arrivano i pazienti. Certo ne approfitti per riordinare le cartelle che andavan riordinate, controlli di aver tutti i materiali, fai un pò di inventario, ma sta di fatto che hai perso un’altra giornata di lavoro. E sono tre.
Ho pagato il parcheggio fino alle 20, come al solito, diciamo che mi va bene che in zona costa solo 1,5 euri l’ora.
Torno a casa, passando dai ponti più lontani dal centro e passeggiando per la collina, che per fortuna conosco e son arrivata a casa, mentre dal centro città partiva un altro corteo, notturno sta volta. 
Vado a letto esausta. Stanca dopo una giornata di incertezze, di attese, di piede sinistro e destro su e giù su frizione e acceleratore e freno.
Non ho lavorato, non ho quindi guadagnato, ho passato ore in coda, sono furente, pericolosa, potrei mordere, graffiare, urlare, spaccare teste. 
Per fortuna sono piccolina e fragile, potrei sennò essere pericolosissima. Una corda di violino ormai quasi spezzata.
La mia vita scorre su un sottilissimo filo di incastri tra entrate ed uscite, ogni giorno di lavoro è calcolato per far restare tutto in equilibrio. A parte lo stress di trascorrere ore bloccata tra macchine e smog, voi non capite l’angoscia e la paura di non riuscire a mantenere l’equilibrio per tre fottutissimi giorni. Sentirsi stronze per essere andate a lavorare anche con la febbre per far quadrare i conti (o almeno provarci) e poi essere fottute quasi sul finale da dei forcaioli del cazzo.
 
Giovedì Torino è tornata libera. La sua fotografia è una città vuota alle 20.46, mentre rientro dal lavoro , anche oggi, in provincia, fuori città. Questa volta non ho perso, perchè la guerriglia dei forcaioli è terminata con non so quale risultato. Io (egoisticamente) lo considero negativo. Oltre al fatto che la mia Juve è fuori dalla Champions. 
Che dire. Settimana di merda, menomale domani (oggi, ndr) è venerdì.
 
 
In tutto questo i negozietti alimentari vuoti, supermarket stracolmi presi d’assalto, benzinai con prezzi da capogiro, nessuno che si avventura in centro per shopping natalizio. Ripeto, lo considero un risultato negativo quello ottenuto dai forcaioli!