Renzi c’è. La vittoria del Sindaco è vera, e nettissima. Due milioni e mezzo di votanti non solo bruscolini, e uno scarto così ampio manco a Sofia o Bucarest. Anche perchè – occorre dirlo – Matteo correva da solo. Gianni “Dracula” Cuperlo era il classico raggrumito e impolverato dei nostalgici dinosauri dalemiani, mentre Pippo “calimero” Civati il battitore libero di una sinistra social molto più vicino a Grillo che a tutto il resto del Piddì.

Ciò non toglie che la ramazzata del Sindaco è stata notevole, e devastante. Quasi 7 paganti su 10, con punte anche oltre nella madre-Toscana, nelle Marche ed in Emilia, terre dove la nomenclatura veterocomuniata non ha ancora ammainato. Renzi si è preso il partito, ma ora gli tocca trasformarlo per davvero. E a rottamare una base geriatrico-medievale che non pare assolutamente intenzionata ne’ a mollare l’osso, ne’ tanto meno la preda. Con Bersani, Rosy Bindi, Nicola Latorre, Beppe Fioroni e – chiaramente – Baffo D’Alema, che son già pronti alla guerra fratricida ideologica su tutti i campi di attacco renziano. Governo, mercato del lavoro, economia, Euro, e pure Napolitano. Con i Giovani Turchi capeggiati dal viceministro Fassina e dal compagno Orfini che accelereranno per creare una corrente unica che possa unire vecchia gerontocrazia alle nuove leve di sinistra pura e dura.

La maratona di Matteo verso Palazzo Chigi sarà lunghissima e piena di trappole. Soprattutto interne. Difficile pensare di poter coniugare il riformismo moderno e “obamiano” del Sindaco con il medioevo camussiano dell’apparato ex-Piccì. Difficile. Se non impossibile. Ma adesso Renzi, oltre all’iperconsenso popolare, detiene pure l’appoggio di alcuni senatori che contano (o contavano), da Veltroni a Franceschini, da Chiamparino a Ignazio Marino. Col “nipote” Letta pronto a sostenerlo in cambio di Europa e non belligeranza. Anche se l’avvertimento post-voto che gli ha riservato il Proffessor-fondatore (“Sia responsabile”) suona, più che un augurio, come un macabro auspicio. E ad un “volemose bene” che sa parecchio di ammucchiata-Ulivo 2.0. L’unica cosa da non fare e rifondare se non si vuol bruciare l’ennesimo candidato democratico, e l’unico vero grande leader-speranza che il centro-sinistra ha sfornato dal dopo guerra ad oggi.

Matteo è responsabile del proprio destino, ma ha pure in mano il cerino incandescente delle prossime elezioni. Ed è per questo che deve giocarsi la partita del premierato senza alcun tipo di alibi, giustificazione e macchia. Deve esser limpido, immune, e magari anche casto. Rimanendo fuori dai giochini di Palazzo, e assolutamente antitetico ed incontaminato dalla politica del ventennio. E oltre. Perchè altrimenti sarebbe bruciato, segato, fottuto. E finirebbe nel calderone della Casta-dirigente delle ultime vergognose generazioni del politically correct italico.

Per questo – perchè deve presentarsi agli italiani come la nuova speranza illibata – Renzi deve fare subito due cose, limpide, chiare e regolarissime. Al di là della squadra di segreteria fondata su alquanto buffi principi di pseudo-parità sessuale. Dimettersi “ieri” da sindaco di Firenze. E prendere le distanze molto nettamente da una possibile post-alleanza con Vendola. Chiaro, limpido, regolarissimo. Lasciare la poltrona di primo cittadino del Giglio è cosa necessaria ed assolutamente imprescindibile. Perchè rappresenta un doppio incarico bello e buono. Perchè è un segnale di merito ed esempio a tutta la classe politica. Perchè proprio lui ha sempre aberrato i furbetti poltronisti e gli accumuli di cadreghe. Perchè altrimenti sarebbe una contraddizione pacchiana chiedere le dimissioni di Cancellieri, Idem, De Luca e compagnia cantanti. Perchè la sua prossima candidatura a guida del Paese deve essere completamente vergine e trasparente. Perchè così mostra costato e deretano ai propri nemici. E perchè all’inizio della sua avventura l’aveva detto, ribadito e riconfermato. Che si sarebbe dimesso. Comunque. Non solo se fosse diventato premier.

Ora non badate al politichese di chi vi racconta che la segreteria del Partito Democratico non usufruisce di alcun compenso pubblico. Balle, perchè i rimborsi e i finanziamenti statali ci sono eccome, e con ogni probabilità ci saranno ancora. E anche perchè, al di là dei cavilli e dei protocolli burocratico partitici, non è umanamente ipotizzabile e pensabile svolgere a tempo pieno il sindaco di una delle più grandi città del Belpaese oltre che il capo del maggiore ed unico partito italiano. Proprio nell’anno, nei mesi, e nelle settimane che dovranno condurlo alla storica ed epocale rottamazione riformista. Non è possibile, manco per un superman come Matteo. E non è ammissibile, soprattutto per chi sino ad oggi ha tuonato con sdegno contro la pioggia del finanziamento e l’accumulo selvaggio delle poltrone.

Poi c’è la questione dell’alleanza con Sel. Che è un nodo che pare esser passato in secondo piano. Ma che sarà di strettissima attualità al momento della solita lunghissima gazzarra elettorale. Anche qui Renzi deve essere netto e risoluto. No ad ogni coalizione che preveda chi è ancora legatissimo ai principi economici e sociali del vecchio impianto ideologico comunista camuffato dall’ecologia e dalla libertà. Perchè vorrebbe dire rimanere e ritornare all’autolesionista e nefasta Unione di Prodi. E che sarebbe deleteria anche per ciò che riguarda il mero computo dei voti elettorali.

La maratona di Renzi verso Palazzo Chigi ha preso il via. Ma il giovine sparviero fiorentino la dovrà percorrere senza orpelli, macchie e zavorre. E con la concretezza del 2012. Utilizzando la Segreteria non solo come un trampolino, ma soprattutto come un chiaro e concreto strumento di ramazza politica interna. Altrimenti finirà come il giaguaro, smacchiato dai suoi stessi compagni, e divorato da quei due magnifici satanassi da propaganda come Silvio e Beppe. Pronti ad azzannarsi come belve fameliche sulle carcasse elettorali lasciate per strada dalla nuova sbarazzina ed inesperta banda Piddì.