TUTTI OSTAGGI

By on 3 dicembre 2013

Sono tutti ostaggi. Gli inermi giocatori, costretti ad andare a colloquio con quegli assurdi energumeni capo-popolo della curva. L’allenatore e il direttore sportivo, che non provano nemmeno ad opporsi allo svilimento umano e professionale cui sono sottoposti i loro calciatori.

Le società, che dall’alto vedono e scrutano quest’indegno e macabro spettacolo, ma vigliaccamente si tiran su la giubba voltando gabbana onde evitare rogne e guai. Tutto il resto della stragrande maggioranza “normale” e civile della gradinata, dove stanno assiepati i venti Ras che li spadroneggiano a bacchetta, che manco un coro di dissenso o una mezza bordata di fischi, che magari li farebbe disonorare e svergognare a casa loro. E addirittura per giunta buona parte del giornalismo sportivo stampato-radio-televisivo, che non ha neppure il minimo coraggio sindacale di prendere le distanze e condannare fermamente e telegraficamente questa vergognosa farsa di stampo mafioso, ignominia ridicola e gravissima al tempo stesso. Perchè quando senti un’emittente a pagamento (Premium, ndr) il cui inviato all’Olimpico definisce “giustificate” tali becere proteste ultrà, mentre da studio (Mikaela Calcagno & C.) si vedono bene dal prendere una qualsivoglia posizione che manco Ponzio Pilato (e dire che li dovrebbero pagare anche per articolare opinioni), ecco che gli unici rabbiosi sentimenti che ci assalgono le arterie non possono che essere di schifo, sdegno e conati di vomito. Perchè sono tutti ostaggi.

Situazioni come quelle di ieri sera a Roma, oramai follemente quotidiane nel panorama pallonaro italico, rappresentano quanto di più allucinante ed inconcepibile possa verificarsi attorno ad un rettangolo di giuoco, oltre che diametralmente opposto ed antitetico a ciò che dovrebbe rappresentare la mera cultura calcistica e sportiva in genere. E il fatto che tutti i protagonisti coinvolti – interni ed esterni – siano assolutamente disarmati ed omertosi nel trattare questo cancro, ci fa atrocemente capire che la questione è purtroppo trattata con regime da prassi consuetudinaria, come un’abitudine così frequente da diventare ordinaria e regolare. Succede ogni sabato e domenica, a pranzo piuttosto che a cena, dunque è normale no?! No, cazzo. Non è normale. Almeno in uno stato occidentale e di pseudo-diritto come il nostro.

Non è normale che un bestione ultrà possa salire tranquillamente su una balaustra e impossessarsi di stadio e giocatori senza che le forze dell’ordine non muovano un sopracciglio. Non è normale che una dirigenza seria ed un allenatore professionista permetta che i propri colori siano sfottuti ed umiliati al pubblico ludibrio, e che non intervengano con celere immediatezza per riportarli uno ad uno dentro il sottopasso. Non è normale che calciatori con un briciolo di dignità si mettano a trattare con un povero imbecille cercando pure di rassicurarlo chissà su quale cazzo di onore ed altre ridicole garanzie tipo il cuore e l’attaccamento alla maglia e bla bla bla. E non è assolutamente normale che nessuna istituzione del nostro beneamato Calcio rimanga in un assordante e complice silenzio pilatesco, come fosse lesa maestà parlare di questo branco di pecoroni violenti che dominano e sputtanano il gioco più bello del mondo.

Tommasi, Albertini, Abete, Prandelli, e anche il signor Alfano, è possibile sentire santiddio per una santa volta un coro unanime di condanna pura e dura, senza dover sempre e pietosamente ascoltare un mare di banalità giustificanti e appelli vili ed accorati al quinto emendamento?! Gli ultrà da oltre un trentennio stanno dichiarando guerra frontale al pianeta Pallone, lucrando e pisciando in faccia a tutti i suoi componenti, ridotti ormai a tante misere comparse schiave e terrorizzate al solo pensiero di affrontare l’annosa questione. Di questo passo, dopo essersi presi stadio, giocatori, società e pure qualche assessorato, questa manica di delinquenti si impossesserà anche di tutto il resto. E soprattutto di noi, che siamo la grande immensa marea del cuore pulsante del tifo puro, passionale e genuino. Ma sempre più disgustati da questo ignobile atteggiamento-ultrà, e ancor di più dall’irresponsabile assenza e lassismo complice di chi comanda. Che è così vicino ed attaccato ai suoi sacrosanti diritti, ma così tremendamente lontano dai propri doveri e obblighi concreto verso il vero popolo del fùtbol.

 

ULTRAS VATTENE !

 




About mlon13

7 Comments

  1. Bertoldo

    3 dicembre 2013 at 20:43

    Articolo condivisibile al 99%. Giustamente distribuisci le varie responsabilità tra ultras, giocatori, dirigenti, Lega Calcio, Ministero degli Interni, questura e polizia. Ma allora non sarebbe il caso di cambiare l’hashtag da #ultrasvattene a #sitemacalcioitalianovattene?

  2. mlon13

    3 dicembre 2013 at 21:23

    No, l’# non varia, caro Bertoldo.
    Lo sfascio totale in cui è caduto il pianeta Calcio riflette il sistema Paese. Impossibile fare leggi e tanto meno applicarle. Giustizia elefantiaca e non certa. Mancato decisionismo a tutte le sfere. Con l’impossibilità di fare stadi di proprietà in tempi ragionevoli.
    Così, anche per questo, è necessario partire laddove è possibile penetrare e bonificare, cioè il mondo dei delinquenti professionisti del tifo. Si entra uno alla volta, senza nient’altro che non sia la sciarpa o il cappellino. Si fruisce di uno spettacolo pagando il biglietto; si protesta se questo non è stato di gradimento; si gode se lo è stato; poi si torna a casa a trombare. I diritti del tifoso finiscono lì.
    Serve agire e civilizzare il tifoso, la persona, la cultura. Riappropriandosi dello stadio e delle società.
    Altrimenti continueremo a parlare di poliziotti, di ordine pubblico, di stadi avveniristici, mentre questi pidocchiosi fancazzisti continueranno a sfasciarci tutto.
    Serve essere concreti, e partire dalla base. Fatti i tifosi, si faranno pure gli stadi. Arriverà il momento, arriverà. Ma dobbiamo volerlo tutti. Anche tu.
    Un caro saluto.

  3. Bertoldo

    3 dicembre 2013 at 22:36

    Che “i diritti del tifoso finiscono lì” non mi pare una soluzione al problema. Le belle regole ci sono ovunque ma ovunque sono anche i cretini che non le rispettano. Quindi che facciamo?
    Se un tifoso non rispetta le regole, cosa facciamo? Se un tifoso invece che starsene al suo posto si arrampica sulla balaustra, cosa facciamo?
    Io sono per mandare un poliziotto ad arrestarlo. Se quell’arresto fa scatenare gli altri violenti allora mando altrettanti poliziotti ad arrestarli tutti, picchiando duro se è necessario.
    Perchè l’ignoranza di venti violenti deve pregiudicare il mio diritto ad andare allo stadio con i miei amici di sempre dietro uno striscione che porta un nome che ci siamo appioppati per divertimento?
    Seguendo il tuo ragionamento si arriverebbe a vietare tutte le manifestazioni di protesta pacifica alla TAV perchè ci sono 10, 100 o 1000 violenti cosiddetti notav. Oppure si arriverebbe a vietare ogni associazione nel meridione perchè in Sicilia e Campania ci sono la Mafia e la Camorra. Capisci che non possiamo pregiudicare i diritti e la libertà della gente per un gruppo di violenti? La polizia serve proprio a quello.

    Dici bene: serve essere concreti e partire dalla base. Iniziamo a sbattere in galera i violenti e a ripristinare la legalità negli stadi. Fatta la legalità, si faranno i tifosi e gli stadi. Pensare che, eliminando i gruppi ultras, si eliminino episodi come quelli di Roma accaduti ieri equivale a pensare di risolvere il problema dei violenti notav vietando di manifestare, o risolvere il problema della criminalità organizzata vietando l’associazionismo nel Sud d’Italia.

    Tolte le mele marcie dal cesto non è detto che altre non possano marcire, ma se si educano i tifosi a far rispettare le regole forse si cambia il modo di andare allo stadio pur rimanendo “ultras”.

    Un caro saluto.

    • orrico

      4 dicembre 2013 at 09:45

      come fai a ragionare così?! non vedi che succede ogni domenica cazzo? intanto eliminiamo questi bastardi, poi viene il resto.

  4. mlon13

    3 dicembre 2013 at 23:11

    L’essere Ultras in Italia (e non solo) rappresenta essere delinquenti. Se si lascia il tifo organizzato in Italia (e non solo) diventano delinquenti, e quindi ultras.
    Servono certamente controlli, mi pare ovvio. Ma dal momento che fai entrare allo stadio una persona per volta non fornita di spranghe, mazze, tamburi ed altro, ecco che il compito degli steward dentro diviene più semplice.

  5. raffo

    4 dicembre 2013 at 15:38

    PEr una volta tanto sto con mlon. Non è più accettabile avere una decina di coglioni violenti che conmandano tutto un sistema. Vattene ultra! E vattene anche bertoldo

  6. Balogia

    4 dicembre 2013 at 20:16

    #MLONVATTENE

You must be logged in to post a comment Login