Striscione anti-Boldrini. Espluso 3 anni da Roma

By on 17 gennaio 2014

La mannaia boldrina continua a mietere vittime. Tra contestatori e poveri tapini. L’ultima è andata in scena a fine ottobre scorso, tra la semi-indifferenza dell’opinione pubblica giornalistica d’elite. Anche perchè forse è diventato un lavoro H24 star dietro ad ogni piccola grande boutade targata Presidenta.

Succede che il 15 ottobre scorso due signori romagnoli sulla cinquantina (Davide Fabbri – al secolo Davide il Vichingo – e Antonio Pastore) si recano a Roma con tanto di striscione contestante la terza carica dello Stato, e incatenandosi davanti ad una grata di fronte a Palazzo Montecitorio. Lo slogan è sicuramente forte ed eccessivo (“Priebke responsabile dei 335 morti delle Fosse Ardeatine – Boldrini responsabile dei 413 morti di Lampedusa”), ma la reazione della Signora della Camera è ancor più spropositata e “talebana“. Invece di procedere semplicemente al sequestro di striscione e catena, corredato magari (ma anche no) da una severa strigliatina in questura, Laura (la) Presidente ha scelto – come sempre – la strada punitiva, quella dell’occhioperocchiodenteperdente, quella del protezionismo integralista e totalitario ad personam. Facendo recapitare un RIMPATRIO COATTO a carico di uno dei due (il Fabbri), perchè ritenuto “persona pericolosa per la sicurezza pubblica“.

Sissignori. E’ tutto vero. Perchè Davide Fabbri – così recita il verbale di sequestro operato dalla Questura di Roma (VEDI COPIA) – “è stato trovato dedito alla commissione di reati che offendono o mettono in pericolo la sicurezza o la tranquillità pubblica. Si rappresenta altresì che lo stesso non ha interessi che legittimino la sua presenza nella Capitale.” Ordinandone il foglio di via obbligatorio nella residente Cervia, con divieto assoluto di non tornare nella ridente Capitale per un periodo di tre anni. Sì, avete capito bene. Un cittadino italiano incensurato è stato espulso dal proprio Paese per aver mostrato uno striscione critico ed irriverente verso un’autorità pubblica. Questa è la democrazia boldrina 2.0. Questa è la libertà d’espressione che vige alla Camera di Pyonyang.

E pensandoci bene, al Fabbri è andata anche pure bene. Un semplice foglio di via e di non-ritorno per 100o giorni che volete che sia in confronto ad esser lanciati nel bel mezzo di una branco di 120 cani assatanati, inferociti, e a digiuno da tre giorni?




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One Comment

  1. Smith

    19 gennaio 2014 at 15:35

    non ce ne frega un cazzo della Boldrini.

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