— L’economista criptico tra i grandi della Terra —

Finito il natale anche le renne prendono una pausa e può capitare di trovarle in città, lontano dallo sguardo arcigno dal barbuto omone rosso, così venerdì 17 incontro a Roma la renna economica. All’incontro è invitato anche il prof. Bagnai noto per le sue critiche sulla comunità di babbo natale. L’incontro è avvenuto a porte chiuse e senza l’assillo stampa. L’atmosfera amichevole e leggera ha permesso alla renna di esprimersi liberamente se pure nel linguaggio diplomatico e attento che anche in libertà si confà al ruolo.

Il cornuto animale ha iniziato il discorso con la fola di una situazione economica in ripresa (ripresa che vede solo lui) ma sottolineando che bisogna continuare sulla strada delle riforme strutturali (leggi più flessibilità e tagli ai salari). Di fronte alla competenza degli invitati ha però subito ammesso che la balla del debito pubblico è servita a distogliere l’attenzione del problema vero: i capitali alemanni che entrando nei paesi periferici riscaldavano l’economia e gonfiavano l’inflazione rendendoli meno competitivi, e naturalmente a ridurre l’influenza dello Stato che a volte – ma non in Italia – si ostina a volere ridurre la concentrazione di ricchezza nelle mani di pochi.

Proseguendo con lo sguardo perduto nelle steppe ghiacciate ci dice che il problema italico starebbe nella frammentazione del settore finanziario. E noi che eravamo convinti fosse il lavoro o la competitività delle imprese.
Indagato da sguardi penetranti la renna ammette di sapere che il problema è lo sbilancio commerciale della Germania, causato delle sue aggressive riforme del lavoro e quindi la soluzione sarebbe quella di dare più soldi ai lavoratori tedeschi in modo che da poter comprare i loro prodotti e incentivare i consumi interni.

Sentire da lui quello che si va dicendo da anni, che l’origine dei problemi europei non risiede nei conti pubblici, come molti continuano a sostenere, ma dal fatto che la Germania è entrata in un’unione con un’ottica altamente competitiva, mantenendo l’inflazione ben al di sotto dei livelli target e comunque inferiore a quelli di altri paesi, ci ha colto di sorpresa.

Di fronte a tanta apertura non abbiamo potuto trattenere le domande ed il vostro economista dilettante ha aperto con una domanda sul bail-in, ovvero il sistema che la BCE ha scelto per affrontare le crisi bancarie nell’Eurozona. Prendendo i soldi dai vostri conti correnti, ocio eh! Ho quindi chiesto se tale scelta non rischiasse di spaventare i risparmiatori incentivando quelle corse agli sportelli che tanto indeboliscono il sistema bancario. La renna, con la faccia di chi da tempo continua a prendere schiaffi, ha ammesso che quella è stata un’idea della trinità che non voleva sapere di negoziare le proposte più sensate da lui proposte.

A questo punto è intervento il prof. Bagnai domandando se non sarebbe più ‘comunitario’ chiedere ai benestanti un piccolo sforzo per rilanciare i consumi invece che penalizzare i Paesi più in difficoltà chiedendo loro di pagare quote esagerate di debito pubblico, sostituire insomma il fiscal compact con un external compact. Basterebbe attivare regole già esistenti su sbilanci commerciali ormai dannosi (la procedure per gli sbilanci eccessivi, ndr).
La renna si accorge che la preparazione del ristretto gruppo è superiore alle aspettative e ammette che le procedure esistono e prevedrebbero anche sanzioni, ma che non se la sentono di applicare alla Germania, che non le vedrebbe di buon occhio.

Insomma, lui sta lì a prendere sberle dalla Merkel per non perdere il posto, mentre noi ci dissanguiamo. Amen.