Renzi, la staffetta dell’autodistruzione

By on 12 febbraio 2014

Personalmente non posso e non voglio ancora credere che un iper concreto strafottente decisionista come Matteo Renzi possa davvero scegliere ed accettare la scorciatoia più semplice e d’ufficio senza passare dal sacro ed universale giudizio elettorale. Che ha sempre voluto, prediletto, e per cui ha lottato sino all’altro ieri, assieme al mare di gente che lo ha votato alle primarie dicembrine. E che ora, d’emblée e attraverso il terzo colpo di spugna istituzionale, decide di prendersi il potere senza alcuna legittimazione democratica e popolare. Infilandosi nel tunnel del suicidio sicuro e non-assistito di un traccheggio breve e paludoso che lo porterà alla prematura autodistruzione. Senza manco lo scappellamento a sinistra.

Assurdo, illogico, irrazionale, incoerente, insensato e inconcepibile. E fuori da ogni logica della più banale ed elementare convenienza politica. Oltre che vile e pusillanime nei confronti di una marea elettorale che non aspetta(va) altro che un cambio serio, concreto e non populista. E che adesso, domani, o tra qualche mese, si riverserà ancora con più rabbia e veemenza verso l’antipolitica più disfattista contro tutto e tutti.

Renzi si consegna anima, corpo e voti a Beppe Grillo, che non farà altro che etichettare (giustamente) la scelta dell’ebetino come il nuovo vecchio rimpastone marchiato primissima repubblica. Condito ovviamente dall’inciucio mafioso di Palazzo e dall’ennesimo golpe di Stato firmato Nonno boia Napolitano. Trasformando l’ascesa di Don Matteo in un superba propaganda elettorale, che lo farà volare verso il primato assoluto. Per distacco. Senza colpo ferire. Sfruttando senza manco sudare il retropassaggio suicida che il Sindaco gli ha fornito per mera ingordigia di sete di potere.

Renzi fa così anche il gioco dell’amicone Silvio, che continua a rimettere in sella come e più che mai. Nella posizione ideale e perfetta per il Cav ed il suo esercito forzista. Che da una parte fa il responsabile portando avanti l’accordo istituizional-riformista con Matteo, e dall’altra può continuare a far opposizione compatta, goduriosa e violentissima verso un governo non-eletto, contro il traditore Angelino, e gridando sempre più forte al gombloddone pluto giudaico massonico de nò altri. Come prima, più di prima. Con Dudù in prima fila.

L’assurdo più astruso – oltre che la scalata staffettata di Matteo coincida proprio nel giorno più impeachmentato del Presidente, dove viene accusato a destra e a manca di non rispettare le leggi democratiche col vizietto poco legittimo di bypassare la volontà popolare – è che al Sindaco gigliato di salire a Palazzo Chigi in questo momento non conviene manco per la gloria. La maggioranza renziana sarà certamente più allargata e coesa della precedente (ne siam poi sicuri?), ma qual è il senso di bruciarsi uno o al massimo due annetti tra i ricattini di Formigoni, le pretese di Sciolta Civica, sotto il massacrante incudine quotidiano delle sparate a getto continuo di Brunetta e gli assalti alla diligenza degli indiani grillini? Chi cavolo glielo fa fare? Per non parlare dei voracissimi insorgenti interni capeggiati dall’onnipresente Massimo il Baffo, pronto a salire sulla barca che vince per poi far affondare la nave alla prima virata.

Perchè Matteo? Perchè? Con la possibilità mai così tangibile di poter chiudere a breve una discreta legge elettorale, far cessare Letta e gettarsi a capofitto su elezioni autunnali non impossibili da vincere. Col vento in poppa della novità e della concretezza dei fatti. Forse era troppo forte e goloso il richiamo del Capo di Stato per non poterlo rifiutare con una gentile spalluccia? O forse proprio la grana-Letta ha quasi obbligato il Sindaco ad accettare l’incarico, per non trovarsi poi uno scomodo nemico interno (che già lo eh..) in sede di campagna elettorale? Bah. Boh. E chi lo sa. L’unica cosa certa è che si andrà verso il terzo governicchio “non democratico” in poco più di due anni, gettando forse definitivamente al macero l’ultima reale possibilità di probabile cambiamento. Contro le minestre rimpastate da prima repubblica. Contro i populismi chiassosi e nullafacenti. Contro l’immobilismo e la palude. Che invece continuerà a spadroneggiare. Vita natural Napolitano.

 

RENZI, DIMETTITI DA SINDACO. O SEI COME GLI ALTRI




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