Genny ‘a Carogna è il meno responsabile.

By on 5 maggio 2014

Pensavamo di averle viste tutte. Poi è arrivato Genny a’ Carogna. La più folle ed assurda punta dell’iceberg pallonaro targato Ultrà. Ha deciso lui, in prima persona, e in prima linea. In qualità di Ministro dell’Interno, capo di Governo e nientepopodimenochè Prefetto di Roma Caput Mundi. La scena è stata quella di sempre, la solita cui da anni siamo costretti ad assistere inermi ed impotenti nell’indegno e vomitevole spettacolo che ci giunge dalle curve camorriste del Belpaese. Ma Gennaro la Carogna è solo uno dei simboli di questo potere ricattante, criminale e professionista che sta paralizzando l’intero Calcio italiano. Gennaro la Carogna è certamente responsabile. Ma non è il più responsabile. Perchè se, assieme a suoi colleghi illustri e galantuomini, è riuscito a scalare l’organigramma dei vertici Figc significa che tutto il sistema Pallone lo ha voluto, permettendogli di assumerne impunemente guida, timone e pure fischietto arbitrale.

LA VERITA’ DI GENNARO LA CAROGNA

La tragicommedia pazzesca di sabato tra Olimpico e dintorni è qualcosa di assolutamente inenarrabile, ma con ogni probabilità non irripetibile, che che ne dicano i vacui don Matteo e suor Angelino. Due città in esodo per lo più pacifico, e nel mezzo la solita massa di menagrami delinquenti Ultrà, imbottiti di mazze, fumogeni e una buona scorta di bombe carta da asporto. Treni speciali che si incrociano, e facinorosi di altre frange pronti ad attendere i nemici per regolare chissà quali stupidissimi conti di chissà quale cavolo di partita e campionato. Così accade che un buontempone romanista che a rigor di logica non dovrebbe fregar na sega di Fiorentina-Napoli se ne va a cercar rogne in mezzo alla massa partenopea, assicurandosi di aver con se’ una pistola, ovviamente per difesa personale. Casualmente ci scappa la colluttazione, e il buon Gastone – già noto a tutto il mondo, oltre che per i suoi Daspo, per aver fatto saltare un vecchio derby braccando Totti in mezzo al campo e facendogli bere la bufala del tifoso morto – è costretto a tirar fuori l’arma, e a sparare nel mucchio azzurro. Il supporter napoletano è da subito grave, come la serie di assurdità che si stanno per verificare dentro il catino dell’Olimpico.

Lo stadio è già stracolmo, e le squadre stanno per approcciare il loro riscaldamento. Manca meno di mezzora al fischio d’inizio, ma da questo momento sarà solo paura, delirio e paranoia. Prima assurdità: addetti della Lega Calcio e organizzatori della Coppa informano dirigenti e capitano del Napoli (Hamsik, ndr) che c’è un tifoso partenopeo che sta lottando tra la vita e la morte. Lo fanno perchè temono che la notizia si possa spargere in curva, causando il finimondo. Dimostrando assoluta sudditanza verso i veri “capi” e facendo capire di non aver assolutamente nulla sotto controllo, tanto meno lo stadio. Seconda assurdità: inizia il conciliabolo tra Lega e forze dell’ordine, ossia Prefettura romana. Si paventa l’idea e la possibilità concreta di non far disputare la finale, mandando al macello 70.000 persone. Rimarcando l’assoluta inadeguatezza della gestione degli spalti e della macchina organizzativa. E poi, scusate, mettiamo anche che il tifoso fosse morto, perchè cavolo non si sarebbe dovuta disputare la partita? Per caso quando cade un operaio da un traliccio si blocca l’intera produzione aziendale? Terza assurdità: inizia lo stucchevole pressing su Marek Hamsik, affinchè il giocatore possa informare e tranquillizzare la frangia più calda del tifo azzurro. Delegare la responsabilità della riuscita o meno dell’evento ad un giocatore è, oltre che vile e vergognoso, assolutamente delegittimante di tutto l’intero apparato federale, che si sta per piegare ai balordi del clan Ultrà. Quarta assurdità: il povero Hamsik, frastornato e palesemente confuso, non può far altro che dirigersi sotto la curva dei propri tifosi, scortato da qualche dirigente e da alcuni poliziotti al seguito. Dopo aver assistito anche allo sfregio del lancio di una bomba carta che sfiora e rintrona uno steward, il giocatore entra nel gabbiotto assieme alla “commissione”, e riceve l’Ok categorico e impegnativo per tutti da un grosso figuro tarchiato e tatuatissimo che se ne sta appollaiato in balaustra mostrante fierissimo una t-shirt inneggiante all’omicida dell’agente Raciti. E’ ufficiale: lo Stato si è appecorato ai voleri di Genny ‘a Carogna. Quinta assurdità: la sconfitta assoluta dello sport e della legalità è sancita anche dalla tribuna vip, dove il Presidente del Consiglio, del Senato, della Figc ed entrambi i presidenti dei club finalisti assistono passivi ed inebetiti ai diktat di Genny ‘a Carogna, che in quel momento è il vero unico Capo della Repubblica Italiana.

Saviano Genny 'a Carogna

La vicenda del sabato italiano di Coppa è surreale oltre che terribilmente real, e non solo tv. E di assurdità ve ne sarebbero tante altre, a partire dal buffo tentativo della Rai di far credere che il colpo d’arma provenisse da ambienti estranei al tifo, piuttosto che il goffo traccheggiare della Questura che prima smentisce, poi conferma, poi rettifica la smentita. Col capo del Viminale (senza il quid) che fa la voce grossa e dura contro Genny & co., preannunciando epocali misure shock, come il Daspo a vita. Senza prima verificare che il signor Daspo a vita, caro Angelino, esiste già, e da mò. E senza sottolineare l’assoluta inutilità di un provvedimento che manco fa il solletico ai vari La Carogna o al buon Gastone da Roma, uno già pluri daspato, l’altro tuttora in regime di divieto. Perchè il punto vero dell’invereconda vicenda è che sabato sera era già tremendamente troppo tardi, perchè i buoi erano già scappati, e gli animali già prendevano il comando dello stadio. E dello Stato. Che non ha potuto far altro che scendere a compromessi con un criminale arci-schedato, perchè in quel territorio, in quel campo di battaglia, era lui che dettava e impartiva le leggi. Come fanno Mafia, Camorra, ‘Ndrangheta e Sacra Corona Unita. Quindi, o ci fai la guerra sul serio, oppure sei costretto a questi vergognosi e zozzissimi patti. Perchè se bussi e chiedi aiuto a un capo clan, quello ti chiederà il pizzo per sempre, e ti terrà in ostaggio per tutta la vita.

Ma questa guerra, quella contro i delinquenti, usurpatori e ricattatori Ultrà anti-sistema e anti-sbirri, nessuno la vuole neanche minimamente iniziare a combattere. Ne’ i presidenti dei club, che gli lasciano pure l’esercizio e gli introiti (abusivi) di marketing e merchandising, senza considerare gli innumerevoli “omaggio” o trasferte a sbaffo. Ne’ l’inutile Lega Calcio e la democristiana e restauratissima Figc, in cui nel settennato dell’arci riciclato Abete si è partorito solo quel mezzo aborto di Tessera del Tifoso. E neppure l’intera classe politica dell’ultimo trentennio, capace solo di proclami a caldo e di ritrite propagande elettorali, con forze dell’ordine sempre più debilitate e decurtate del monopolio della forza, che in taluni casi son pure accondiscendenti con falangi o commandos vari. E così finisce che i problemi e le rogne li devono risolvere quelli nulla dovrebbero averci a che fare, con tali figuri, se non coi tifosi “veri” per un selfie o autografo ricordo. Lor signori giocatori, che vengono mandati al macello e allo sbaraglio da società ed allenatori pusillanimi e collusi quanto gli ultras, facendogli calare maglie e pantaloncini, oltre che perdere l’onore e la dignità umana.

IL GRUPPO FACEBOOK ” ULTRA’ VATTENE! “

L’immane vergognosa figura di merda planetaria che Roma e l’Italia tutta hanno fatto nella finale di Coppa Italia non sarà certamente l’ultimo schiaffo alla legittimità e all’autorità dello Stato dentro un rettangolo di giuoco. A meno che non si capisca davvero che il barile è stato talmente raschiato tanto da divenir cenere. E che serve un solo grande provvedimento shock, che possa far invertire definitivamente la rotta al calcio italiano: moratoria assoluta sulle trasferte, blocco di treni e pullman speciali, con conseguente diretta e naturale abolizione dei gruppi organizzati a delinquere Ultrà. Ognuno va allo stadio per i fattacci suoi, in famiglia, tra amici, con l’amante. Si entra uno per volta, con cappellini e sciarpe (se originali ancor meglio, così si finanzia la squadra del cuore), senza tamburi, fumogeni, stendardi e tanto meno molotov, razzi, booster e bombe carta. Per farla finita con la mafia di cento idioti carogne professionisti del tifo, che tengono in scacco squadre e allenatori, lucrando sul brand societario. Per riprenderci finalmente la libertà di tifosi, quelli veri. Riappropriandoci del nostro stadio. Nell’attesa che questo possa diventare anche di proprietà, con poltroncine comode e colorate, e con una telecamera personalizzata su ognuno di noi. Che finalmente diventeremo i grandi protagonisti del sano, viscerale e calorosissimo tifo made in Italy.

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One Comment

  1. miss fisherman

    5 maggio 2014 at 22:53

    L’ho letto tutto d’un fiato. Condivido tutto. Identico, non una virgola diversa. Grazie hai scritto benissimo.