Ora si può dire. Adesso si deve dire. Cesare Prandelli è l’unico ed assoluto responsabile della disfatta azzurra in terra verdeoro. Tanto più dopo le dimissioni deresponsabilizzate senza uno straccio di mezza autocritica annunciate in simultanea a quelle del supercazzolaro gerontocratico Abete. Che è stata la vera gioia di questo magnifico e delundentissimo mundial.

Cesarone nostro finge di prendersi colpe e cospargersi di ortaggi, ma in quell’ “irrevocabili” buttato lì come un’osso seguendo la scia presidenziale si cela l’esatto contrario di una reale ed onestissima presa di coscienza riguardo ad un fallimento che è ascrivibile soltanto alla sua persona. Prandelli inizia dal rosso a Marchisio (folle sì, ma quanto il rigore su Cavani), poi prosegue scagliandosi contro il capro-Balo, e infine chiude la chiosa col più classico e diffuso sport nazional popolare de no’ altri, addossando cause ed effetti del suo lascito a due legittime e pacatissime critiche giornalistiche targate Facci e Biasin. Roba che manco Monti Mario e Renzi Matteo hanno mai ottenuto nella storia dell’opinione pubblica moderna tassi di credito e di fiducia sì tanto bulgari. Per non parlare poi della chiosa buffa e farsamente orgogliosa di quel “Io non rubo soldi ai contribuenti” che tocca ampiamente il ridicolo e che ricorda la querelle Zoff-Berlusconi di quello sfigatissimo Europeo targato 2000. Come e più di allora, solo alibi, assurdi pretesti e bizzarre giustificazioni.

Non c’è morso cannibale che tenga, non ci sono sviste del Moreno II che possano far la differenza, e non vi è neppure la riduttiva e facilissima caccia al Balotelli che possa sottrarre il Cesare dalle sue enormi e gravissime colpevolezze. Come del resto fanno assai sorridere ed irritare le accuse non troppo velate e direttissime dei grandi “vecchi” azzurri, che assieme al tecnico si scagliano vigliaccamente con una foga ed una ferocia mai viste contro il nove rossonero, già diventato per tutti l’unico e grande grande capro espiatorio assolutore. Senza che la smemorata triade accusatrice Prandelli-Buffon-De Rossi si ricordi che le uniche due conclusioni e la metà delle reti della spedizione azzurra sono state messe a segno da quel male assoluto di nome Mario.

Balotelli ha fatto un pessimo mondiale – nessuno lo nega – ma buttargli addosso croce e merda brasiliana scaricandogli in faccia l’intero barile Nazionale è un’operazione spregevole ed insopportabile al tempo stesso. Prandelli puntava tutto su Mario, ma nella partita della vita lo toglie, all’intervallo, per un giallo. Consegnandosi anima e corpo all’avversario che, dopo aver praticato un tempo di calci, solo in quel preciso istante capisce per davvero di potercela fare. Togliere il nero significa buttar la spugna, mollare ogni convinzione, dare un segnale di resa alla squadra tutta. E’ come dire “Ok ragazzi, scusate, ho scazzato tutto, ora giochiamo per lo 0-0, e speriam che Buffon ce la mandi buona“. Un suicidio. Folle. O prandelliano, se preferite. Come folle è stato cambiar difesa, formazione, modulo e attacco per tre gare di seguito, roba che non fai neanche al Birra Moretti di ferragosto. Sembrava dovessimo sperimentare, pareva stessimo preparandoci al mundiale, invece di giocarlo. Così, dopo la prima buona e sopravalutata, Cesare cambia ogni cosa. Paletta è un brocco – lo dice il popolo di Twitter – e allora Chiellini torna in mezzo e Abate va a destra, a scapito di Darmian, man of the match con gli inglesi. Verratti è stanco (a 22 anni). Dentro Motta, tecnico e lentissimo, nella calura del Pernambuco. E’ una pietà. I costaricensi sembrano il Brasile del ’70, e allora Cesare cambia ancora. Abate è brocco, lo dicono tutti. Quindi si va a tre, col rispolovero di Bonucci cui quattro giorni prima era stato preferito l’acciaccatissimo Barzagli. Perchè fidarsi è bene, ma non fidarsi è meglio. Motta fa schifo, lo scrive anche la Gazza, perciò torna Verratti, che non è più stanco. Ma ora si cambia tutto anche davanti. Dentro Immobile (zero minuti zero con Balo) perchè ce lo chiede l’Europa, e fuori Candreva, perchè si gioca in undici e adesso c’è il 3-5-2. Primo tempo di assoluto contenimento, ma i cagnacci uruguagi sono controllati a dovere. Prandelli però ha paura, del secondo giallo. E toglie Balo, mettendo un mediano di spinta. Perdiamo metri e campo. Poi si fa male bimbo-Verratti, ed entra Motta, che non fa più schifo, anzi adesso è utilissimo. Anche se non la vedrà mai. Dentro anche Cassano, nullo col Costarica, virgola stavolta. Cerci e Candreva si arrovellano in panca. Balo piange per la terza volta. E Paletta se la ride.

Pare una comica, ma è la pura realtà prandelliana del mundial zeroquattordici. Che chiude il quadriennio di Cesare dopo un enorme argento europeo e un dignitoso bronzo Confederation, ma che si lascia alle spalle un anno zeppo di errori, gaffes e gestioni a dir poco dozzinali. Partendo dall’assurdo ed inutile stage a quaranta, farcito dalla bufala del codice etico ad cazzum, e condito dalla inconcepibile sciocchezza di un quadriennale salatissimo, cotto e firmato prima di un mondiale. Proseguendo con le convocazioni iper-conservative e da paura fottuta, che lasciano a casa gente come Destro e Rossi, portando un attaccante in meno e un mezzo fantasista come Insigne dalla bellezza di due reti in campionato. Mentre Spagna, Uruguay e Portogallo – che mica son scemi – se li portano tutti, i signori top-players, anche se un po’ azzoppati. Anche perchè il torneo dura trenta giorni, non un week end.

In mezzo al guado ci possiamo mettere pure certi toni extra-tensione non troppo edificanti verso alcuni ex (vedi Criscito, “non mi pare sia Cabrini“), che magari sarebbero serviti più di costoro, ed una partenza verso Manaus senza uno straccio di idea su modulo, identità e squadra. Con l’aggravante di una gestione fisica assai deficitaria e l’investimento dorato di avveniristiche tecniche di simulazioni ambientali che non hanno portato a una beneamata cippa, se non al solito stucchevole vittimismo sull’afa brasileira (ps: nel 2018 saremo in Russia, quindi occhio ragazzi, prepariamoci fin da subito a lamentare le insidie del Generale Inverno..)

A questo punto, a corollario scientifico, aggiungiamoci pure qualche straccio di numero statistico, che non fa mai male. Nove vittorie negli ultimi ventitré incontri. Peggior striscia senza vittorie di sempre. Pareggio decisivo con la modestissima Armenia nelle Qualificazioni e fuori dalle teste di serie. Due soli gol al mondiale, tutti nella prima con l’Inghilterra. Due miseri tiri in porta nelle restanti partite. Entrambi di Balotelli. Che con la maglia azzurra, se vogliamo dirla tutta coi puntini sulle i, ha una media di poco inferiore al gol ogni due incontri. Senza contare l’apporto non propriamente nullo ad Euro 012. Siamo quindi davvero sicuri, allora, che sia proprio tutta colpa del giovane brutto nero e cattivo Mario?

 

“Ho la coscienza a posto. I ‘negri’ non mi avrebbero mai scaricato così”

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