La Lega-Tavecchio inizia a sgretolarsi. Dopo il niet di Agnelli e Pallotta (ieri in vena di esortazioni made in Usa), i ritiri di Viola e Samp, le distanze di Ulivieri e Tommasi, anche il patròn Squinzi e le rondinelle di Brescia si sfilano dall’uomo Chiquita. L’unanimità del Re dei Dilettanti man mano passan le ore si trasforma sempre più in maggioranza più relativa che assoluta. Albertini supera il 30%, forse in serata arriverà al 35%. Ma può essere tutto vano. Perchè domani il gran capo dello sport italico (il bellimbusto Giuliano Gemma Malagò, ndr) potrebbe richiedere ed ottenere il commissariamento federale. Con a capo lui stesso oppure – rullo di brividi sul coccige – il gran figlio del Presidentissimo Re Giorgio II. E poi si tornerà daccapo. Ma almeno il grande spauracchio Tavecchio si eviterà. Ed è già una gran notizia.

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Come quelle notizia sul Banana-Tav che ha tardato oltre 24h prima di essere portata a rotativa ambiente. Mentre Twitter & co. già impazzavano chiedendo la testa del pelatino. Poi da lì in avanti un gran valzer di ipocrisia ed assurdità che solo nel Pianeta Pallone Italia, ma anche Export. Prima tutti a fingere di spellarsi le mani e condannare il vecchio, per poi risostenerlo come nulla fosse. Archiviando la buccia con la più classica nazional popolare delle gaffes tricolori. Poi la Fifa che ci mette il becco, chiedendo chiarimenti per posta sulla conferma di grandi manovre italiche sulla lotta alla piaga del razzismo. Magari inviando già il testo precompilato lasciando solo spazio per cognomi e nomi. Eddai. Con la Uefa che gli va dietro con la risoluzione ‘European Football United Against Racism’. Roba seria, per l’amor di Dio. Ma che rappresenta e pesa quanto la corazzata Kotiomkin di primo stampo fantozziano.

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Anche Squinzi lo scarica

Facciamola breve allora. Lasciando da parte gli inviti di Del Rio, Serracchiani (sempre lestissima a salire sul carro populista del momento) e compagnia Piddì. Perchè la politica – sempre per quella storia del Paese serio, normale ed autorevole – non dovrebbe neppure sfiorare tali temi sportivo federali. E ben ha fatto Renzi a starsene più o meno alla larga, lanciando la palla di striscio al Presidente del Coni. Il punto, ohibò, è che questo non è un Paese normale. Ma quello delle banane. Magari anche un po’ marce e annerite. Perchè l’elezione del capo del Calcio non è altro che una mera e gerontocratica trincea politica volta esclusivamente alla salvaguardia dei diritti acquisiti. Ne’ più. Ne’ meno. Così Carlo Tavecchio diventa di default l’uomo perfetto e ideale per la tutela dello status quo (vadis) di tali animal medievali come la triade Galliani-Lotito-Preziosi. Forse un po’ meno per ADL, che però vuol starsene sempre dalla parte dei bottoni che contano, e del Jakartone Thohir, che ancora deve mettere a fuoco la rotondità del cuoio, e non potrebbe mai, e poi mai, fare uno sgarro ad un tifosissimo nerazzurro qual’è il Car Carlo da Ponte Lambro.

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Ecco perchè, al di là dell’assurda torta elettiva che concede più di un terzo dei seggi ai Dilettanti (con cui il Banana-Tav avrebbe pure un certo conflitto d’interesse) la scelta di Tavecchio era ed è lo sfocio fisiologico di un Sistema Pallone insabbiato ed immobile da almeno un decennio. Ed ecco ancora perchè lo sfondone Opti Poba’ non è stato altro che un grande pretesto ed un enorme assist che il Vecchio ha fornito a tutti noi pazzi amanti sognatori di un nuovo pallone 2.0. Perchè Carlo Tavecchio non è razzista. O se lo è, chissenefrega. Carlo Tavecchio è soltanto e semplicemente inadeguato. E impresentabile. Nella maniera più assoluta. Perchè mero burattino d’antiquariato delle lobby del ventennio. Perchè espressione di un mondo giurassico oramai da anni in via di estinzione. Perchè a confronto il commendator Borlotti è un drago della comunicazione audiovisiva. Perchè avercene delle donne handicappate come Barbara. E perchè è proprio grazie ai mangia-banane come Opti Poba’ che il nostro brutto, povero e derelitto Calcio riesce in qualche modo ad arrivare a fine mese.

 

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