Nella ridente e gaudiosa Pieve di Cento è scoppiata la pandemia. Che di nome fa Ari, e di cognome Skulason. Quello del fluidificante sinistro della nazione islandese di football, magica sorpresa di Euro 2016, che finisce come nò altri tra le otto migliori d’Europa, suscitando l’affezione di tutti gli appassionati calciofili e non del vecchio continente. E soprattutto degli abitanti della cittadina pievese, che in Skulason hanno visto non solo un protagonista del miracolo islandese, ma soprattutto il loro inimitabile leitmotiv, il quotidiano tormentone di vita, l’espressione dialettale con cui si alzano, lavorano, pranzano, bestemmiano, amano, cenano e si addormentano ognissanto dì.

Quel proverbiale, impareggiabile, sboccato, unico ed inconfondibile Sculasòn, inseparabile compagno semantico di viaggio dell’essere di Pieve, ariano o meticcio che esso sia, d’adozione o terronizzato, della casa o d’importazione, tanto poi chissenefrega, quel che importa è elargir le ventiquattrore con una buona dose di sano, crudo e volgar Sculasòn, ben farcito da quello status d’animo scanzonato, irridente ed esclamativo che solo da queste parti della bassa bolognese si può percepire, udire e assaporare.

 

Il gruppo “Skulason cittadino onorario di Pieve”

 

 

 

Il geyser pievese arriva fino in Islanda

 

 

 

 

Skulason Mania in Turchia

 

 

“GEYSER SOUND FOR ARI”

 

 

OLTRE 3000 IN PIAZZA

 

 

 

Pieve di Cento come Reykjavík

 

 

Ed è così che è iniziata l’avventura ed il connubio Pieve-Skulason. Per giuoco sì. Per cazzeggio dippiù. Ma con quell’irrefrenabile voglia di sogno sempre presente nel sottopancia, pronta ad esser grattata e vinta, ed esplosa come un geyser al momento topico, decisivo e vitale. Prima con la storica qualificazione dell’Islanda ad una manifestazione internazionale, poi con l’esordio dei vichinghi in Francia, e infine con le ripetute imprese scandite a botte di 10k UHU! for Iceland.

 

 

“Chiamarsi Bomber” sta con Skulason

 

 

Così, durante una partita di qualificazione di fine estate 014, all’apparenza innocua ed insignificante, quel riecheggiare tambureggiante onomatopeico “Skulason!” sul sambodromo di sinistra del catino di Reykjavik, ci ha indotto ad aprire ufficialmente le danze per portare il piccolo energico biondo cazzutissimo 23 alla coorte della Pieve, sancendo fin da subito the Iceland Dream, donando i primi vagiti pievesi al freddo bollente embrione vichingo del già mitologico Ari Freyr Skúlason de no’ altri.

 

 

Che dopo la cavalcata islandese all’Europeo galletto è tracimata tsunamicamente nella voracità del primo Bisteccone Galeazzi, facendo incetta di adesioni e di magliette del Nostro come manco il PacMan dei primi anni ottanta, stracciando quota 1.000 in neppur ventiquattrore, e procedendo ben oltre i 2.000 con il vento in poppa dell’incessante ed incontrollabile geyser pievislandese, per quella che rimarrà forever negli almanacchi di calcio e antropologia come la più inarrestabile spirale di genuina e contagiosa invasione sociale che fin da subito ha preso il nome di Skulason Mania. Unica, immarcescibile, storica.

 

Tutta Sky sta con Skulason

 

 

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Il giornalista Søren Plovgaard uno di noi

 

 

 

Pieve vuole Ari cittadino onorario

 

 

 

 

Il servizio di Trc Bologna (VIDEO)

 

 

A PARMA E’ SKULASON-MANIA

 

 

Pieve vicina al sogno: l’incontro con Ari

 

 

SKULASON MANIA, LA FOTO-HISTORY

 

 
 

 

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