La Zanzara al bivio: è tutto finito?

La stucchevole e imbarazzante (by Parenzo) Resa dei Conti di stasera ha fatto raschiare ancor più a fondo il barile della Trasmissione più bella di Sempre. Per l’ennesima,  pietosa volta, ahi noi.

Gottardo (oggi davvero Gigante) con la strategia della “psicanalisi del Disagio” ha messo a nudo La Palisse, quello che oramai si sapeva da almeno due mesi: il totale Schifo e Disprezzo che il n.2 de La Zanzara sente nei confronti del (non)collega ex amico, quello dei dieci anni di Nera e dell’Ansa dei gattini per intenderci.

E l’esortazione del Gambadilegno de no’ altri a Covìd nel rivolgersi al mega Vice Direttore Barisòni è l’esatto punto nodale della più stufosa querelle italica dai tempi della casa di Montecarlo by Tulliani. Se Parenzo non vuole Gottardo, lo dica apertamente al Crux, alla Radio24, al sior Tamburini, modulandone i contenuti, o se ne vada. Punto.

Questo il tentativo, molto mal riuscito, come del resto per ogni questua personalistica interna, del Conducator Beppino, a forzata chiosa dei 5 minuti di infantile psycoscazzo padovano.
David Parenzo non è una spalla, e non vi è alcuna sindrome della Valletta della minchia. David Parenzo È LA ZANZARA. E senza d’egli la due ore e passa di folle e insana pera quotidiana che ci spariamo da oltre un decennio non avrebbe senso di esistere, con i suoi effetti da “carica per tornare alla vitaaa” che svanirebbero in un amen.

Come due venerdì fa’ orsono quando, senza il prode pride Parenzo, Cruciani fu costretto a “chiamare” La Zanzara Extra alle ore 20. Na roba pazzesca.
Ma ora, oggi, da un mese, da un anno, da marzo 2020, quando iniziarono le teorie gottardiane (mai confutate dalla Reallattà) sul Covid19 “poco più di un’influenza” e “letale solo per i vecchi”, lo scazzo e schizzo parenziano raggiunsero vette d’insulti personalistici oggettivamente insostenibili, anche e soprattutto per il pubblico da casa.

Gli iniziali “pezzo di merda, brutto grassone Shrek del cazzo, povero idiota, morto di fama” e compagnia cantante, potevano risultare anche alquanto ilari e semi-appropriati nel dissacratorio di via Monterosa. Fino a quando, però, ovviament, l’ex panzone Alberto non ha potuto far altro che rispondere, alla sua, con lievi ma infettanti punturine oramai passate agli annali zanzarosi, come “occhio al caminetto” piuttosto che la punzecchiatura sull’inedito del neo nascituro di casa Zevi; che poi la stessa Natania aveva già rivelato pubblicamente sul Twitter da ore. Sai che scoop del cazzo. Ma tant’è, giù altre vagonate demmerda sulla povera carcassa ancora mollemente adagiata del Gottardone.

LA RESA DEI CONTI DELLA PENULTIMA PUNTATA

Poi la stagione 021, con l’apparente pacificazione dichiarata pubblicamente dal Dimagrito con scuse reciproche (Cheppoi, dicheccazzo se doveva scusà Gottà?) Vabbé. Si va avanti benino per quasi un trimestre fino al secondo schiaffo di Anagni alla labile mal celata sopportazione paparenziana; forse il vero, l’unico errore gottardiano, che sulle ali della bile ritrovata apre il suo editorialino accusando il padre e la madre di David di essersi vaccinati prima dei suoi, facendo intendere ai più una scorciatoia alla Scanzi presa dai Parenzo’s in virtù di chissà quale potere politico-mediatico dell’ebreo nostro. Una provocazione mal riuscita, come spesso è accaduto al buon gaffeur, che ha riaperto ferita e vena parenziana, scatenando una seconda e ancor più travolgente ondata demmerda sull’ormai smilzo e canuto Alberto.

Il resto è noia dei giorni nostri, con David in totale irritante e spocchiosa disobbedienza civile, quasi ridotto ad ectoplasma da salotto radical Concita, con l’ormai ex Tigre che si rivolge al dirimpettaio concittadino solo ed esclusivamente con insulti laconici, “coglione” e “idiota” tra i più nobili e rispettosi. Fino alla due giorni dei Risvegli ove, in assenza del Gottardo, Paparenzo torna in vita, torna allo stra top, torna la metà buona e cattiva de La Zanzara. Come ai vecchi tempi.
Pia e breve illusione, perché Gottardo ritorna, perché Gottardo da due, forse tre anni a questa parte c’è, ogni giorno, senza soluzione di continuità. Perché il Crux lo ha voluto, e ora è così. Punto.

E forse questo, non ce ne voglia Albertone, è stato il vero Peccato originale de La Zanzara, e di Giuseppe Cruciani. Quello cioè di voler toccare, e intaccare, un meccanismo praticamente perfetto e straordinariamente funzionante e funzionale in ogni sua componente e relativo contraltare. Parenzo e Cruciani sono stati, e forse lo sono ancora, il Sandra e Raimondo della radiofonia italica di tutti i tempi. Un mix meraviglioso e cezzionale, tra provocazione sboccata e conformismo show-salottiero in salsa Freccero. Che ha creato per più di dieci anni un’esplosione di mostri e un’escalation di godimento mai arrestata nel tempo. Ad ogni stagione un godimento sempre maggiore, sempre diverso, sempre più spruzzante, in mezzo a quel magnifico caravan serraglio stupefacente e incontrollabile dato dall’apertura delle Gabbie quotidiane degli ascoltatori dalle DisciottoeTrentatré (Barisoni permettendo).

ORA SIAMO PERÒ A UN BIVIO, AL BIVIO.
Ed è il kapo’ Crux che deve risolverla, come ha deciso di passare dalla coppia al threesome, forse in evoluzione con la sua sesshalità ambigua (cit).
È il comandante che deve decidere se la nave Zanzara deve andare ignobilmente e deliberatamente a schiantarsi sotto le cannonate silenti ed insultanti del sabotaggio parenziano, o ancora si vogliono e si possono spiegare le vele verso una nuova grande stagione di Sangue, Merda e Carisio.

La rottura di Parenzo vs Gottardo è oggettivamente insanabile. Non prendiamoci per il culo ragazzi. Perché se, non sia mai, si dovesse arrivare ad una seconda stagione di finta non-belligeranza, beh, amici miei, sarebbe comunque La Fine. Anche perché sentiremo il solito aberrante Parenzo da asilo nido, svogliato e a disagio, che si limiterebbe senza esprimersi, castrandosi il poco prepuzio rimasto, facendo il compitino e scaldando miseramente lo scranno romano; lasciando nell’aire quella sensazione di meschina pesantezza che si scorge nelle peggio rimpatriate tra parenti serpenti.

È giunto il momento delle decisioni irrevocabili, quelle del dentro o fuori, quelle dolorose, quelle in cui serve far fuori il padre o la madre, il fratello o la sorella, l’uovo o la gallina, il Raider da Bologna o il Legionario da Milazzo.
Pur sapendo che se uccidi Parenzo, muore La Zanzara tutta. Per sempre.

E allora forse, come arrogantemente andiamo pensando e dicendo da mesi, serve il Giusto compromesso, che è poi un salto all’indietro di tre anni o giù di lì nel calendario zanzaroso.
Gottardo a spot, centellinato, per non “urtare” troppo la labile psiche di David; due, o al massimo tre sere a settimana. O forse, chissà, ancor meglio, come ospite fisso, con editoriale registrato in avvio trasmissione, ed un ampio collegamento nella seconda parte, dopo il giornaleradio, o verso le ore Venti. Cosicché non si perda l’essenza e la “cattiveria” di entrambi, con Alberto che potrebbe prodigarsi a piacere in mirabolanti e surreali paradigmatici algoritmi su virus, vaccini, arti e professioni, camionisti e puttane, e il buon David a insultarlo liberamente come fosse il Meluzzi di turno. Tanto, diciamocela chiaramente, è così che oggi Parenzo lo considera, un totale demente idiota e una povera merda umana al pari di no-vax, negazionisti e Matrella di turno.

Altrimenti, caro Giuseppe Cruciani, fai il cazzo che vuoi, come sempre hai fatto. Falli parlare, portali al Wellcum, mettili sul ring con La Canaglia, o se proprio falli inculcare da Efe Bal.
Ma l’importante è che La risolvi, alla svelta, entro il cazzo di Agosto. Altrimenti “Ci sarà casino questa volta, non sarà nulla di pacifico questa volta, Sarà una guerra totale in questo Paese”.
PERCHÉ LA ZANZARA NON PUÒ CHIUDERE. NON PUOOOOÒ.

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