Dovrei essere felice, contento e soddisfatto per la bella prestazione degli azzurri che in quel di Bari battono i campioni del mondo della Spagna per 2-1. Invece sono incazzato nero, come un bestia. Perchè? Perchè non si può più sentire, non si riesce più ad ascoltare. Chi? Ma Bruno Gentili, chi senò.

Pause incomprensibili ed indecifrabili, scatti di fervore e di trepidazione quando l’azione langue tranquilla a centrocampo, non dà mai neppure per un istante la sensazione di seguire il giuoco, nel gergo tecnico è in pratica sempre fuori-sincro. Alza il tono quasi urlando senza che la partita glielo chieda e si esprime con voce strabuzzata e strascicata come il peggiore dei principianti. Errori madornali nelle pronunce dei calciatori e nelle descrizioni delle loro “storie”, come parlasse al bar sotto casa, come fosse un assoluto incompetente, come non si accorgesse di essere colui che sta intrattenendo a cena o al bar una qualche milionata di persone incollate allo schermo in attesa di vedere se finalmente quest’Italia è risorta dalle ceneri sudafricane.

Non ci si accorge quando inizia la partita, neppure quando l’azione diventa pericolosa, figuriamoci quando arriva un tiro dalla bandierina. Allucinante, imbarazzante, una delusione pazzesca ed imprevista per quella che è stata per anni la prima voce ex aequo con Riccardo Cucchi in quel di Tutto il calcio minuto per minuto. Alla sua nomina eravamo tutti eccitati. Si diceva: “finalmente un professionista, qualcuno che “te la sappia far vivere”, “era ora che tornasse uno alla Bruno Pizzul!”. Dopo una, dopo due, dopo tre partite che parevano di assestamento, abbiamo tutti capito che non era proprio il suo mestiere, e per tutti noi calciofili ed amanti della telecronaca d’altri tempi è stata davvero una delusione cocentissima, una sporta di giaccio rovesciata sui maroni, una mazzata devastante, tanto forte da chiedere il ritorno di uno tra i mediocri Civoli, Cerqueti o Bizzotto. Oppure, già che ci siamo, perchè no il buon Giampiero Bistecca Galeazzi, almeno ci si ride su.

Non riusciamo a capire come in un panorama dove esistono una miriade di telecronisti validi, giovani e molto preparati (qualcuno anche in Rai, vedi Alessandro Antinelli), si continui a dare fiducia ad un signore che palesemente “non ce la fa”, non riesce a farti seguire la palla, si perde in discorsi appena accennati che poi va a chiudere dopo un quarto d’ora. Mi fa tenerezza, mi provoca quasi pietà umana, e ad ogni vocabolo o azione sbagliata lotto insieme a lui perchè riesca a rientrare in partita, mi vergogno io per lui, soffro insieme a lui. Ma alla fine mi incazzo e parecchio, e preferisco talvolta spegnere il tasto dell’audio, per seguirmi la mia Nazionale in religioso silenzio, piuttosto che farmela raccontare in questa maniera sacrilega. Oppure, se proprio, cambio canale, e il dente si è tolto del tutto, e mamma Rai se lo prenda in saccoccia.

Vi rendete conto, cari amici pallonari e non, il signor Bruno Gentili ci sta privando di uno dei più sacrosanti ed inalienabili diritti, uno dei pochi che ancora sono rimasti all’homo-maschio: la partita del pallone, con mutande, birra, frittata unta e bisunta, ascelle sudate e, ovviamente, rutto libero. No, Bruno, ora è troppo, ti abbiamo supportato e sopportato per mesi, e non possiamo neanche minimamente pensare di averti tra le palle anche il prossimo anno, quello degli Europei del 2012. Pazienza, compassione, compatimento, eh no Bruno, le partite di calcio sono una roba seria, tanto più quelle degli azzurri, e la Rai non può e non deve rappresentare un istituto di beneficenza. Quindi, se ti devono dare l’interdizione, te la diano, ma ti lascino beato sullo scranno di vice direttore di Rai Sport e, se proprio, al massimo ti concedano di tornare da Varriale la domenica. Ti tengano però fuori dai tornelli, il tuo viso pallido e quella tua faccia che mette una tristezza infinita sia immortalata e diffusa in tutti i commissariati delle città dove si gioca la A, la B e pure la Lega Pro, perchè tu lo stadio non lo devi vedere più, neanche in cartolina.

Noi plebei e popolani ce ne siamo accorti dopo mezzo tempo della tua prima telecronaca (se così la possiamo chiamare), forse dopo un annetto ti sarai accorto pure tu che la Tivù non è neppure lontana parente della Radio. Perchè in modulazione di frequenza c’è un’altro ritmo, quasi frenetico, la partita la devi descrivere secondo per secondo, puoi per assurdo dire tutto quel cavolo che ti pare, ma te la puoi gestire. Nel piccolo schermo è un pò diverso, Bruno, perchè devi convivere costantemente con il giudizio di milioni di spettatori che guardano la partita insieme a te, anzi meglio di te, comodi e stravaccati sulla loro poltrona; e di balle non ne puoi raccontare tante. Devi avere ritmo e saper accompagnare vivacemente ma senza isteria ogni azione, non devi far addormentare il pubblico se la partita è scialba, non gli devi far venire un infarto se il match è frenetico. Ecco, vedi Bruno, tu fai proprio l’esatto contrario.

Vedi, non è il fatto di essere troppo esigenti o puntigliosi, è che ci stai davvero rovinando una passione e, senza rancore, non prendertela, ma il tuo tempo a disposizione è scaduto da un bel pezzo, e la nostra sopportazione è già in riserva da parecchi mesi. Abbi il coraggio (poco) e la personalità (tanta) di lasciare questo incarico che, detto con il cuore oltre la rete, non ti si addice proprio per nulla. Vattene Bruno, o saremo noi a farti levare i tacchi.

CARI BLOGGHISTI, DA OGGI SI APRE UFFICIALMENTE LA RACCOLTA DI ADESIONI AL PROGETTO “BRUNO VATTENE”. VI PREGO DI FARMI AVERE LE VOSTRE “INDIGNAZIONI” FIRMATE SUI COMMENTI DI QUESTO POST. INVIERO’ TUTTE LE ADESIONI DEL PROGETTO AL SITO RAI, E LE SPEDIRO’ ANCHE PER POSTA PRIORITARIA.

SCRIVETE NUMEROSI, E SOLO COSI’ RIUSCIREMO A SBARAZZARCI DI LUI.

 

WhatsApp chat